.
Annunci online

chat_reveur
25 dicembre 2008
SOLTANTO

UN CALDO BUON NATALE !!




permalink | inviato da Patry il 25/12/2008 alle 12:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
3 dicembre 2008
Per un novello artista
 

 http://simonedoc.forumcommunity.net/

Glielo devo, perche' ci mette l'anima e si fa davvero il mazzo, perche' e' un bravo ragazzo a posto, perche' e' un ottimo artista.
Se tu che passi da qui vorrai vedere il sito e magari iscriverti, darai maggiore visibilita' a questo forum perche' salira' in classifica. E ti ringrazio sin da ora.


 

Dimenticavo: glielo devo perche' lo amo piu' della mia vita.



permalink | inviato da Patry il 3/12/2008 alle 17:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
17 novembre 2008
Schiavitù moderna
Mi e' venuto un nodo allo stomaco, so che succede davvero. E conosco molti grossisti che ci vanno, suv e tutto il resto. Che schifo.

Da Repubblica:

Io, schiavo al mercato di Milano
per due euro e mezzo di paga
di PAOLO BERIZZI

MILANO - Prima cosa: scavalcare. "Lì in mezzo, tra la porta numero 3 e la 4, vai tranquillo", mi suggerisce Driss, un ragazzo marocchino, sorriso sghembo e infreddolito. Se vuoi lavorare come schiavo delle cassette, all'Ortomercato di Milano, devi arrampicarti su questa barriera di ferro - saranno tre metri e mezzo d'altezza - che gira sui quattro lati e che ora traballa per i movimenti accelerati e scomposti di chi sale sopra e salta dall'altra parte. Le quattro di notte. Sono dentro. "Vai al piazzale 60, o al 61, o al 62, o al 63, che c'è lavoro". Calpesti uno dei 450 mila metri quadrati del mercato e ti sbatte addosso la sensazione di essere in un posto dove non sei nient'altro che braccia, ma dove un misero lavoro nero - questo sì - puoi cercarlo in libertà. Senza nessuno che ti punta, che ti intralcia.

Confuso nella suburra dei bancali, file interminabili di pile di scatole di legno e di plastica; odori forti di ortaggi, il freddo che li stampa nelle narici; i fumi dei Tir, 300 ogni notte; i camioncini degli ambulanti che aspettano il carico (il nome del proprietario è scritto sulla ribalta con la vernice spray); i caporali che smistano il traffico umano.

La spianata di cemento di via Lombroso è il regno del racket delle braccia e delle cassette. Si lavora come servi. Sembra di stare nell'800 sudamericano, o nelle campagne meridionali degli anni Cinquanta. Invece è Milano, la capitale economica d'Italia. Mille chilometri dal cottimismo dei pomodorini di Foggia, di Castel Volturno, di Pomigliano d'Arco. L'Ortomercato - 1 milione di tonnellate di merce venduta ogni anno (il 30% va all'estero) - è gestito da una società del Comune (Sogemi). Qui dentro si carica e si scarica frutta e verdura per sei o anche dieci ore di fila: dall'una di notte alle undici del mattino. Si guadagnano 15-20 euro. Sfruttamento schifoso, tanto al chilo. Ti pago il caffè, dicono gli ambulanti e i grossisti che si presentano in furgone o in Suv ai ragazzi egiziani, marocchini, tunisini, rumeni, albanesi, indiani, filippini, a questo esercito di disperati - qualche centinaio, italiani quasi zero - che ogni notte arriva per tirare su un po' di spiccioli. Molti si rivolgono agli intermediari, i "cacciatori di braccia".

Altri fanno da sé. Si mettono lì, fanno la posta davanti agli ambulanti. Si spostano in gruppi. Seguono la corrente dei muletti che schizzano da un posteggio (gli stand dei venditori) all'altro, portano in giro sempreverdi e primizie di stagione dappertutto nella ragnatela infinita dei capannoni (145 imprese,160 produttori locali). Certe notti gli schiavi delle cassette si accoltellano per mettere le mani su un bancale prima che arrivi un altro. Una guerra dei poveri che deflagra negli anfratti bui che circondano i capannoni.
Cinque minuti dopo le quattro sono di fronte al padiglione C (sud). Giubbotto, berretto di lana, guanti da lavoro. E due braccia da sfruttare. Tra gli stand delle cooperative che brulicano di venditori e compratori e via Varsavia (dove ci sono le porte 3 e 4) si estendono i piazzali di carico più "battuti": dal 59 al 63. E' un ufficio di collocamento all'aperto.

Praticamente ci sono solo immigrati extracomunitari. Quelli già al lavoro. Quelli che arrivano alla spicciolata dopo avere scavalcato la cinta vulnerabile come una fetta di burro. Quelli che "comandano", e a cui si appoggiano i verdurai per reclutare manodopera. Ci sono manovali e magazzinieri "fantasma". Sono invisibili come lo sono - incredibilmente - i colleghi che scavalcano da fuori. E nessuno che li fermi mai. Spuntano dalla cabina di carico dei furgoni. Entrano nel mercato dalla porta principale, la 4, come clandestini, nascosti dove poi verrà sistemata la merce. Via Lombroso è una groviera. Altro che i tornelli promessi da Sogemi nel 2007, annunciati alle cooperative in regola - che sono la maggior parte - e mai installati.

"Aspetta qui" mi dice un marocchino sulla quarantina. Paziento tra i bagni fetidi del piazzale 62, un'autoambulanza e una fila di furgoncini. Guardo attorno. Il confine tra l'essere qualcuno o qualcosa e il non essere niente è una fila di mini uffici. Sono i box dei grossisti, disposti lungo il perimetro dei capannoni e anche all'interno. Sono il punto d'approdo di molti "schiavi". I caporali e gli ambulanti li ingaggiano sui piazzali e poi li obbligano a fare la spola tra i camion e gli stand. C'è una confusione pazzesca.

Magari il problema dell'Ortomercato fossero "solo" le tonnellate di eternit (tettoie, tubature, rivestimenti) che il Comune in 43 anni non ha ancora rimosso; magari fossero solo gli autoarticolati che arrivano da tutta Europa e, anziché fermarsi nelle aree di sosta, si infilano nelle stradine che come arterie tagliano il ventre molle del mercato. Di più. Il problema non è nemmeno e soltanto la criminalità organizzata - camorra, mafia, soprattutto ndrangheta - che da vent'anni si infiltra nel più grosso mercato alla distribuzione d'Italia (qui aveva messo radici la cosca calabrese Morabito-Bruzzaniti-Palamara, che faceva partire quintali di cocaina e che aveva aperto un night club nella palazzina della Sogemi).

La vera piaga è il lavoro nero. Diffuso, trasversale, tollerato, indisturbato. Un sistema che sembra far comodo a tutti. Dei 3mila lavoratori dell'Ortofrutticolo si calcola che almeno la metà siano irregolari. Ci sono cooperative che sembrano specializzate nell'offrire lavoro aumm-aumm; alcune chiudono e poi riaprono sulle proprie ceneri. I titolari si "ripuliscono", escono dalla porta e rientrano dalla finestra. E a poco valgono gli sforzi di guardia di finanza, ispettorato del lavoro e sindacati.

Davanti all'ufficio di un grossista che si chiama come il frutto da cui si ricava l'olio, sta per scoppiare una rissa tra egiziani e marocchini. Volano insulti e spintoni. Si ribalta una pila di casse di kiwi. Il solito problema: la guerra dei bancali. Valgono 50 centesimi quando sono carichi di roba. Una goccia nel mare del giro d'affari del mercato (3 milioni di euro al giorno). Il lavoro chiama. Il mio uomo, adesso, è un ambulante italiano, dieci anni di Ortomercato, accento partenopeo intatto.

"Questo deve fare due viaggi", mi dice indicando il vecchio furgone con la fiancata scrostata. Due viaggi "pieni". Vuol dire che bisogna caricare la merce. Mi rimbocco le maniche. Siamo in tre, due fissi, uno, l'ultimo arrivato, temporaneo (per stanotte mi chiamo Alberto e vengo dall'Albania). Affondo in mezzo a muri di arance, cime di rapa, lattuga, melanzane, banane, mele, cavoli. Nadil viene da Tunisi. Si è fatto quattro mesi a San Vittore per spaccio. Adesso è qui a caricare: "Vengo ogni notte ed è l'unico posto dove si trova lavoro senza problemi. Un paio di volte mi ha fermato la polizia, ti cacciano fuori, ma la sera dopo ritorni".

Il capo gira, controlla. Si allontana per trattare coi grossisti la merce da acquistare e portare ai mercati rionali. Poi torna e chiede di fare in fretta. "Ragazzi, qui si lavora... ". C'è chi aspetta il suo turno, qualche "briciola" da raccogliere, qualche cassetta da impilare. E' infrequente sentire parlare italiano. Tra chi scarica, il rapporto italiani-stranieri è di uno a trenta. Se non fosse per l'auto della polizia municipale e quella della vigilanza privata Securitalia che ogni quarto d'ora tagliano questa folla di lavoratori in nero - molti clandestini - senza battere ciglio, sembrerebbe di stare in un suk africano. Nel caos, alle cinque e mezza, un muletto investe un ragazzo marocchino (irregolare): frattura alle gambe, ricovero al Paolo Pini. Parte il primo viaggio del "mio" furgone. Continuo a caricare.

Sono sotto un altro "posteggiante". Un tipo tarchiato con gli occhiali che fa lavorare, a giro, una decina di immigrati, qualcuno giovanissimo. Uno mi offre una manciata di semi di finocchio. E' l'alba. Al bar del capannone D ci sono un busto di Mussolini e un poster del Duce. Dominano il bancone dall'alto. "Fino a qualche anno fa - ragiona il vecchio operatore ortofrutticolo davanti al caffè - in questi piazzali c'erano le cooperative regolari, adesso è uno schifo, un mercato di schiavi che nessuno vuole o riesce a fermare". I padiglioni e i piazzali mano a mano si svuotano. Gli ultimi tir escono che sono le 6. Ma c'è ancora il tempo per tre ore di lavoro. Sono sempre lì a trasportare cassette. Le ordino sul furgone. Con i miei colleghi africani ci capiamo a gesti. La cosa su cui sembriamo più d'accordo è che, tutti noi, non vediamo l'ora che i furgoni escano da qui per piazzare la merce nei mercati rionali. E che i "capoccia" sborsino il misero salario per troppe ore di lavoro.

Alla fine della notte, quando la luce del giorno rende ogni operazione meno facile, meno fluida, l'ambulante mi chiama da parte. Dietro un camion. Mi paga. Quindici euro per sei ore di carico. Due euro e cinquanta all'ora. Scavalco di nuovo la barriera di ferro, il confine fra il suk e la città. Sempre lì, tra la 3 e la 4, nello stesso punto da cui ero entrato. "Ciao Alberto, se vuoi ci vediamo domani".

(17 novembre 2008)




permalink | inviato da Patry il 17/11/2008 alle 14:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 novembre 2008
God bless America
 Obama


.....senza parole.....



permalink | inviato da Patry il 5/11/2008 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
30 ottobre 2008
Forza ragazzi!!

Sono solidale con voi, manifestate e state molto attenti!


 




permalink | inviato da Patry il 30/10/2008 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
27 ottobre 2008
Maleducazione
Sabato sono andata a un concerto a Brescia.
Devo fare ammenda e dico che il cantante, Marco Carta, e' stato bravissimo. E' cresciuto molto in tre mesi di tour, a mio avviso e' pronto per spiccare davvero il volo. Faro' il tifo per lui.
Quello di cui pero' voglio parlare e' la maleducazione della gente che c'era al concerto.
Marco non ha un attimo di pace, lo tirano da tutte le parti, tutti a fare richieste di foto e autografi, Direte: vabbe', ma sono ragazzine. Ma nemmeno per idea!! I maleducati sono gli adulti, a fare richieste di foto e firme, battute cretine e becere. Mi sono vergognata per loro. Mi sono trovata in un angolino dove avrei voluto sprofondare. Ma tanto nessuno se ne e' reso conto.....



permalink | inviato da Patry il 27/10/2008 alle 18:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 ottobre 2008
Diario
Sono giornate frenetiche, queste.
Mille pensieri che si rincorrono, il mio "capo" di nuovo operato a Parigi, ergo poche notizie, mio figlio intasatissimo e deve fare un tour de force non da ridere, nn puo' affatto starsene a casa al caldo, io con malesseri vari sparsi qua e la', ma il morale tiene.
Sullo sfondo la crisi economica, per me nient'affatto a sorpresa, anzi, godo, era gia' tutto previsto (p.g.c.Cocciante).
Se arrivo al 27 indenne e' un ottimo risultato. Io speriamo che me la cavo.



permalink | inviato da Patry il 21/10/2008 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
19 ottobre 2008
Non sono solo chat.....
 

Per motivi personali, mi sono trovata nei mesi estivi a frequentare una chat.
Frequentata per lo piu' da giovani, con qua e la' qualche adulto sparso.
Tralascio volutamente di raccontare i miei motivi e il topic della chat: nn ci potevo certamente trovare Einstein che la frequentasse, ne ero consapevole.
Al di la' della delusione profonda per la generale situazione socio-culturale generale, ho trovato alcune persone con cui ho stretto un legame. Per assurdo, pero', tra le ragazze  giovani, con gli adulti NO.
Ci sono, in una chat, degli equilibri esattamente come nei gruppi che si frequentano diciamo dal vivo, e se ci sono elementi che disturbano, il gruppo si sfalda. Ho individuato due di questi elementi:  contro uno (una ragazzetta malata di protagonismo) mi sono ribellata apertamente. E ho sollevato un vespaio perche' sono passata per intransigente e come una persona troppo severa nei confronti di una 14enne (peccato che la 14enne in questione insultasse me ma nn solo e che fosse di una maleducazione assurda, e nessun adulto intervenisse seriamente). Questo da parte degli adulti che  nn hanno capito. I ragazzi hanno capito perfettamente.  Il che la dice lunga (secondo me) sulle regole e i metodi educativi vigenti.
E poi un'altra cosa: il secondo elemento (un ragazzo 18enne) era il classico galletto nel pollaio, simpatico e piacione, nonche' provolone: ci ha provato con tutte le ragazze. All'inizio ho ragionato come gli altri adulti, prendendola come una ragazzata e sdrammatizzando, ma poi mi sono accorta che molte ragazze ci avevano sofferto davvero e molto. Gli altri adulti hanno continuato a ignorare il problema, io ho cercato di andare a fondo  e ho capito la sofferenza nascosta. Intendiamoci, sono forse cose banali, sono le sofferenze di un amore nn corrisposto, di una delusione amorosa, di "tradimenti" nascosti (sto ragazzotto faceva il filo a 4-5 amiche contemporaneamente, peccato che le 4-5 abbiano finito per parlare tra loro:-D). Banali per noi adulti, forse, ma cose che a 15-18 anni (e anche dopo) generano dolore.
Quello che mi indigna in tutto questo e' proprio la superficialita' degli adulti, che apparentemente offrono un modello educativo, ma di fatto nn si preoccupano affatto di quanto accade. Pensano che le sofferenze di una 16enne, di una 17enne siano cavolate, misurano col proprio metro dimenticandosi di come si stava a quell'eta', delle paure e delle delusioni che man mano ti assalivano. Si mettono sul pulpito, ma nn si mettono a disposizione, con i ragazzi nn si abbassano al confronto. Il tutto permeato dal classico buonismo pietoso, per cui un 14enne maleducato va sopportato ma nn si puo' correggere.
Questo (e ci ho pensato piu' e piu' volte) e' il frutto della societa' di oggi. Una volta, quando ero piccola io, gli adulti avevano un'altra importanza. Al di la' della famiglia vera e propria, se un adulto ti vedeva commettere qualcosa di sbagliato ti correggeva anche se nn eri suo figlio, aveva una funzione sociale atta a inserire un elemento nella societa'. Oggi non solo nn si fa  domande e nn e' di esempio, ma si permette di lasciar correre, anzi, i figli sono un peso e i giovani anche.
Se nn investiamo sui giovani, se nn li aiutiamo a crescere, ma dove vogliamo andare?? Indietro e basta.
Ho trovato alcune testoline deliziose tra i giovani, personcine che bevono quello che gli dici, che lo apprezzano, che accettano persino i cazziatoni se sanno che se li meritano. Ragazzine che arrivano a farmi gli squillini sul cellulare, mi mandano sms e sono in contatto con me, per cui provo un vero affetto, ricambiato con gli interessi.
Anche per loro, per le mie bambine (come le chiamo affettuosamente) scrivo queste righe e mi appello agli adulti che ragionano: aiutiamoli, ne hanno bisogno. Investiamo su di loro, il futuro puo' essere solo li'.

 




permalink | inviato da Patry il 19/10/2008 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
DIARI
18 ottobre 2008
GRAZIE...

 

...Di cuore a Elisabetta che con grande sensibilita' ha eliminato da questo blog le foto della mia gattina scomparsa  3 mesi fa, motivo per il quale (la foto) nn riuscivo nemmeno piu' ad aprire la pagina.
Oggi mi ero decisa a dare un'occhiata e ho trovato la sorpresa. Grazie davvero, credo che pochi ci avrebbero pensato. Ti voglio bene anche per questo.

Non so se qualcuno leggera' ancora questo deserto abbandonato, se si' grazie anche a voi che leggete e che magari mi avete persino pensato.

Prossimamente su questi schermi.....




permalink | inviato da Patry il 18/10/2008 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
3 luglio 2008
Quanto sono felice!
 Ingrid Betancourt al suo arrivo all'aeroporto di Bogotà (Afp)



permalink | inviato da Patry il 3/7/2008 alle 10:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte


boLLedaorbi




IL CANNOCCHIALE